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Nicolmario Ciccotti

Blog ·

Dal server alla pagina

Per decenni ho fatto il sistemista e mi sono occupato di sicurezza delle reti. Ecco cosa mi sono portato dietro nella scrittura.

Ho cominciato a scrivere narrativa nel 2021. Prima, e per molti anni, ho fatto il sistemista informatico, occupandomi di sicurezza delle reti. Spesso mi chiedono se le due cose c’entrano qualcosa l’una con l’altra. La risposta è sì, più di quanto pensassi.

La tecnologia deve essere credibile

Quando nei miei romanzi compare una macchina, un sistema, un algoritmo, voglio che chi lavora nel settore non alzi gli occhi al cielo. Non serve spiegare tutto: basta che le cose funzionino come funzionerebbero davvero, con i loro limiti, i loro errori, le loro manutenzioni.

Nella Zona nera l’EMPS, il sistema che governa la città, non è un cervello malvagio. È un’infrastruttura: decide, classifica, esclude. Fa paura proprio perché assomiglia a cose che conosciamo.

Il punto debole è sempre una persona

Chi si occupa di sicurezza lo impara presto: puoi blindare un sistema quanto vuoi, ma prima o poi qualcuno apre la porta. Una password scritta su un foglietto, una telefonata a cui si risponde con troppa fiducia, una stanchezza di fine giornata.

Nelle storie è lo stesso. Il meccanismo più perfetto si incrina sempre in un punto umano: un affetto, una paura, un segreto di famiglia. È lì che mi piace scavare. La tecnologia, nei miei libri, è sempre vista attraverso quello che fa alle persone.

Pensare come chi attacca

Per difendere una rete devi imparare a pensare come chi vuole entrarci. Ti chiedi dove guarderebbe, cosa proverebbe per primo, cosa darebbe per scontato.

Scrivere una trama di tensione è un esercizio molto simile. Mi metto dalla parte dell’antagonista e mi domando cosa farebbe se fosse davvero intelligente. Poi dalla parte del protagonista, e cerco la falla nel suo piano prima che la trovi il lettore.

Ordine e disordine

Il mio vecchio mestiere mi ha lasciato anche un’abitudine: il metodo. Schede dei personaggi, linee temporali, versioni numerate dei capitoli. Non è romantico, ma mi permette di perdermi nella storia senza perdermi nei fili.

Il disordine, quello vero, lo lascio ai personaggi.

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